Ecco i risultati della ricerca di ExpèditionMed e Legambiente per Pelagos Plastic Free

Batteri e alghe potenzialmente pericolosi trovati sui rifiuti plastici galleggianti in Area Pelagos

Dalla superficie del mare ai fondali marini i rifiuti plastici rappresentano oltre l’80% del marine litter. Un impatto fortemente negativo per pesci, uccelli e mammiferi marini, causato non solo dagli additivi tossici che compongono la plastica e dalla sua grande diffusione in mare, ma anche per ciò che la plastica può portare con sé: parliamo della plastisferaun vero e proprio ecosistema in miniatura che si sviluppa sulla superficie dei rifiuti plastici, composto da batteri, alghe e virus, alcuni potenzialmente pericolosi per gli organismi marini.

È questa, in sintesi, l’analisi che gli scienziati hanno presentato oggi, 20 settembre 2019, al Teatro del Mare – Salone Nautico di Genova.

L’attività di ricerca e i dati inediti raccolti nell’ambito di Pelagos Plastic Free rappresentano un passo in avanti nello studio della plastisfera, un lavoro che fornisce le basi per future linee di ricerca.

Nel corso del progetto Pelagos Plastic Free sono state effettuate numerose campionature delle acque superficiali del Santuario e dei fiumi e porti che vi si affacciano. Con l’aiuto di un team di ricerca internazionale e multidisciplinare sono state acquisite nuove informazioni sulla quantità e il tipo di rifiuti plastici che vi galleggiano. Soprattutto è stato possibile studiare le comunità microbiche che colonizzano i rifiuti plastici, compresi gruppi di microorganismi potenzialmente dannosi per pesci, uccelli, mammiferi marini. Oltre ai batteri, lo studio ha incluso anche i dinoflagellati, un gruppo di alghe unicellulari all’interno del quale si trovano alcune specie capaci di dare origine a fioriture algali tossiche. Il Santuario Pelagos è ricco di biodiversità, ma è anche una delle zone con la più alta concentrazione di rifiuti plastici al mondo. Per preservare la biodiversità del Santuario è necessario prevenire un ulteriore inquinamento da plastica.

La plastisfera

Per analizzare e tracciare il profilo della plastisfera del Santuario Pelagos è stato condotto uno studio scientifico multidisciplinare, in collaborazione con diversi istituti di ricerca europei, quali il NIOZ Royal Netherlands Institute for Marine Research, l’Università di Amsterdam, ENEA e la Stazione Zoologica Anton Dohrn. L’obiettivo dello studio era quello di caratterizzare le comunità microbiche che si sviluppano sui rifiuti plastici in mare, nei fiumi e nei porti, e confrontarle con quelle che vivono libere nell’acqua di mare, dei fiumi e dei porti, per capire il ruolo della plastica nella diffusione di vari gruppi di microorganismi. L’attività di raccolta dei campioni di plastiche galleggianti sulla superficie del mare è stata condotta attraverso un’attività di citizen science tra luglio e agosto del 2018 a bordo del veliero Ainez che ha toccato diversi punti dell’area di studio, inoltrandosi fino alla foce del fiume Arno, in Toscana, del fiume Golo, in Corsica, e del fiume Var, in Costa Azzurra, e i porti di Marina di Pisa, di Bastia e di Nizza.

Batteri e alghe potenzialmente pericolosi

All’analisi della composizione chimica i polimeri più presenti sono risultati il polietilene per il 50%, il polipropilene per il 24% e l’11% di polistirene e polistirene espanso. Con lo screening del DNA dei vari tipi di microorganismi sviluppatisi sulle plastiche i ricercatori hanno analizzato milioni di sequenze specifiche, relative a potenziali organismi patogeni, inclusi quelli che colpiscono i mammiferi marini. Ad esempio, sono state ricercate diverse famiglie di batteri, tra cui: il genere Vibrio, alcune specie del quale sono responsabili di malattie gastrointestinali nei pesci e negli organismi filtratori, nonché, nel caso di Vibriocholerae, portatori del colera nell’uomo; Escherichia, diverse specie del quale sono patogene; gruppi di fitoplancton dinoflagellati (alghe unicellulari) come GonyaulaxKarenia e Pseudo-nitzschia, che possono causare fioriture algali dannose e produrre tossine in quantità tali da accumularsi nella rete trofica e avere impatti su pesci, uccelli e mammiferi marini.

Gli organismi potenzialmente dannosi sono stati rinvenuti su molti campioni di plastica con concentrazioni variabili. Oltre i numeri, il dato fondamentale dimostrato dall’attività scientifica è che le comunità microbiche sviluppate sui rifiuti plastici variano da zona a zona e sono differenti da quelle che vivono libere nell’acqua marina e nelle acque dei porti o dei fiumi. I meccanismi capaci di creare queste differenze non sono ancora noti, ma i dati raccolti confermano che i rifiuti plastici rappresentano un nuovo ecosistema marino che ha la capacità di influenzare l’abbondanza delle varie specie di microorganismi.

I numeri

La media dei rifiuti plastici rinvenuti nelle 60 stazioni di campionamento in mare effettuate nel corso del progetto Pelagos Plastic Free è di oltre 114.000 per ogni chilometro quadrato di superficie marina monitorata e di questi l’80% rientra nella categoria delle microplastiche (di dimensioni inferiori ai 5 mm). I rifiuti vengono trasportati dalle correnti marine così come il plancton e questo determina il loro accumulo nelle zone in cui si nutrono le balenottere comuni. Le concentrazioni maggiori sono state rilevate nel canale di Corsica, a nord dell’Isola di Capraia, e lungo la Costa Azzurra, a sud di Mentone. Numeri molto elevati provengono anche dal monitoraggio dei rifiuti spiaggiati effettuato attraverso la citizen science: in 17 spiagge tra Toscana e Liguria, su più di 30mila metri quadri di superficie sono stati rinvenuti oltre 14.000 rifiuti costituiti per l’87% da plastica, per una media di 857 oggetti ogni 100 metri lineari di litorale.

La cattiva gestione dei rifiuti urbani è la causa principale della loro presenza sulle spiagge. Per quanto riguarda i rifiuti maggiormente presenti, il 29% è rappresentato da frammenti di plastica da 2,5 a 50 cm, il 13% da pezzi di polistirolo, il 10% da mozziconi di sigaretta, il 9,3% da tappi, coperchi e anelli di plastica e il 5,4% da bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie. Dati e numeri che Legambiente trasferirà al programma Marine Litter Watch dell’Agenzia Europea per l’Ambiente.

Azioni di sensibilizzazione e La mia barca è Plastic free. Sempre nel contrasto all’inquinamento del mare causato dalla plastica, le due associazioni nell’arco della durata del progetto hanno coinvolto diversi rappresentanti delle amministrazioni locali riuscendo a farli aderire a linee guida che gettano le basi per migliorare la gestione dei rifiuti urbani. L’altro fronte del progetto Pelagos Plastic Free si è concentrato sull’attività nelle scuole con workshop e attività di laboratorio che hanno coinvolto insegnanti e studenti riscuotendo un gran numero di adesioni. Stesso discorso per quanto riguarda la sensibilizzazione degli operatori del mare (dalle comunità di pescatori ai diving center) con cui sono stati siglati protocolli d’intesa per salvaguardare la biodiversità in mare oltre che impegnarsi in attività concrete come la pulizia dei fondali. Durante l’evento al Salone Nautico di Genova è stata presentata la bandiera La mia barca è Plastic free”in collaborazione con UCINA Confindustria Nautica e la rivista mensile Nautica. Sarà il “marchio” per i diportisti che sceglieranno di schierarsi contro l’inquinamento del mare riducendo l’utilizzo di plastica usa e getta a bordo della propria imbarcazione.

 

 

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